mercoledì 27 maggio 2009

Orecchini solo Orecchini

Premetto subito che questo post è a rischio accusa di plagio.

Il titolo innanzitutto, Orecchini solo Orecchini è un MERAVIGLIOSO sito in cui protagonisti sono...pensate un pò...gli orecchini, cioè l'accessorio a cui non rinuncerei mai. Un'ottima recensione del sito l'ha fatta Alessia tempo fa, ed è grazie alla curiosità che mi hanno messo le sue parole (ed al fatto che condivido la sua passione) se ho conosciuto i capolavori artigianali di Orecchini solo Orecchini.


Poteva mancare una scopiazzatura? No, di certo. Ma ci tengo a sottolineare il termine scopiazzatura. Ho preso spunto da un paio di meravigliosi orecchini realizzati con perline di vetro indiano ed argento e no ho fatto una mia versione povera e molto semplificata. Eccoli qua:


lunedì 25 maggio 2009

Elefantini

In questi giorni fa un caldo bestia. L'ha già detto qualcuno? No perchè non vorrei fare quella che parla sempre del tempo e si lamenta in continuazione. Comunque non mi pare, ad esempio i tiggì non si sono minimamente interessati alle temperature........
By the way, visto che fa calderrimo, inizio a mal tollerare collane, collanine e bracciali. Cosa mi resta? Beh gli orecchini, e che siano allegri e colorati. Ho talmente tanto materiale nuovo e sono ferma da così tanto tempo che non sapevo proprio da che parte cominciare. Per non sbagliare sono stata su qualcosa di semplice. Perlina ematite, perlona di nonsoche ed elefantino in argentone.
Ah, ho pensato anche di provare ad abbandonare il solito sfondo bianco, ed ecco l'ambientazione bucolica...

venerdì 22 maggio 2009

Giornatine...

Eccomi qui, rediviva.
Come ho scritto nel post precendente, la settimana scorsa -da domenica 10 a domenica 17- sono stata superpresa con il Festival Blues, e poi questa settimana, in rapida successione gita al Museo Egizio di Torino con i bimbi, opera con i suddetti, riunioni barbose al pomeriggio... Morale? Solo oggi riesco a farmi un'oretta di fatti miei e a scrivere qualcosa. E' quasi un mese che non combino niente sul piano delle maglie e chincaglie, e mi sa che fino alla fine della scuola non avrò tempo e mi manca ancora il post sul terzo giorno di Parigi, però prima volevo fissare anche qua qualche impressione sulla scorsa settimana.

Ho cominciato all'incirca all'inizio di aprile ad avere l'angoscia per gli impegni del Festival, angoscia che aumentava man mano che il programma si andava definendo ed il numero degli appuntamenti e degli ospiti presenti cresceva. Ero in ansia da prestazione ancora prima di incomninciare: Oddio non ce la farò mai, la scuola al mattino e poi di volata ai vari appuntamenti letterari, e alle proiezioni e i concerti....aaargh! E invece sapete cosa vi dico? Che ce l'ho fatta alla grande, è stato bello, divertente, emozionte. Pesantuccio, non lo posso di certo negare, ma quanto mi dispiace che sia già tutto finito... Che la gran carovana del Festival si sia dispersa e che ognuno sia tornato da dov'era venuto. Quanti personaggi interessanti ho conosciuto, quante cose ho imparato, quanto sono serviti questi giorni alla mia autostima e alla mia capacità di conversare (vabbè più che altro in inglese, in italiano mi esrcito più spesso...).
Non posso e non potrei mai farvi capire quanto sia stata importante questa esperienza, ma una cosa su tutte vorrei provare a condividerla con voi.
Quanto siamo indietro, e sono indietro con noi i nostri "intellettuali". In questi giorni ho avuto modo di osservare questi personaggi, scrittori di fama mondiale, che messi uno accanto all'altro hanno venduto miliardi di romanzi nel mondo. Avete presente Jeffrey Deaver, quello che ha scritto Il Collezionista di Ossa? E James Grady? Lui è quello de I Sei Giorni del Condor. Poi non so, Joe Lansdale? E Ronald Everett Capps? Magari il suo nome vi dice poco ma se dicessi Una Canzone per Bobby Long? E magari anche Michael Jecks e Tim Willocks, che con le loro storie di templari e misteri medioevali -dietro le quali ci sono anni di studi e documentazioni, non fandonie- potrebbero tranquillamente farsi lustrare le scarpe da un certo Dan Brown... Beh insomma, mettete insieme tutti questi e molti altri, metteteli per una settimana nello stesso hotel, fateli cenare insieme ogni sera e sapete cosa succede? Succede che quello che si crea è un indescrivibile clima da gità scolastica. No, ancora meglio. Una sorta di rimpatriata tra vecchi amici con cui ci sono mille e mille cose di cui parlare senza annoiarsi, passioni condivise, legami nuovi... Insomma, per me è stata una sorpresa. Sarà che qua in Italia chiunque venda più di tre copie diventi immediatamente una star, inizi a tirarsela da qua alla luna ed abbia un vitalizio garantito dal mauriziocostanzosciò, ma proprio non me lo aspettavo. E' stata una gran bella sorpresa.






Poi vabbè...qualche italiano si salva eh, specie quelli che sono stati da noi... ;)

venerdì 8 maggio 2009

Dal Mississippi al Po


Dal Mississippi al Po è un festival di musica, prevalentemente blues, di letteratura, prevalentemente gialli e noir, di approfondimenti giornalistici, di documentari su figure leggendarie della musica. Dal Mississippi al Po è musica gratuita, cultura gratuita, emozioni gratuite. Dal Mississippi al Po sarà a Piacenza dal 10 al 17 Maggio prossimi, con appuntamenti a Genova domenica 10, a Milano lunedì 11, a Fidenza (PR) mercoledì 13, a Bobbio giovedì 14.
Dal Mississippi al Po vedrà la partecipazione di 80 ospiti da tutto il mondo: romanzieri, musicisti, giornalisti, videomakers...
Ed inoltre Dal Mississippi al Blues è il motivo per cui nei prossimi giorni latiterò dal mio e dai vostri blog, perchè quando sei l'addetta stampa della Cooperativa che organizza un evento di questa portata, e ti devi barcamenare anche con un altro lavoro, trovare del tempo per fare qualsiasi altra cosa diventa un'impresa.

Qua potete trovare il programma completo del Festival, e qua l'elenco degli artisti ospiti

lunedì 4 maggio 2009

Parigi: giorno due

Dopo un sonno ristoratore di 11 ore (ehm...) ed una colazione golosa, riprendo con molta calma la mia scoperta di Parigi in questa domenica uggiosa. Punto di partenza sempre Place de La Bastille dove scopro che, nello stesso punto in cui al sabato c'era il Marchè de l'Art e de la Creation, c'è un ENORME mercato alimentare. Banchi di carne, formaggi, pane e dolci, verdura e frutta disposte in modo molto fantasioso, ma quelli che hanno attirato maggiormente la mia attenzione, questione di gusti, sono stati i banchi di pesce. Mai visto tanto assortimento, o forse soltanto nella Food Hall di Harrod's ... pesci di tutte le forme e tutti i colori, frutti di mare freschissimi, ostriche, alghe... (alghe?!!). Da vedere. Decisamente. Ultima chicca appena prima di lasciare il mercato: una bancarella di chincaglie assortite ad un euro. UN EURO! Non ci potevo credere... Chiaramente ho fatto man bassa di collanine e braccialini vari con la chiara idea di buttare le palline di plastica, o destinarle ad usi meno nobili, e riutilizzare le catenine color bronzo, rame, acciaio scuro e via. Ecco un esempio di quello che ho trovato:

Ad un certo punto l'omino della bancarella mi voleva adottare...


Lascio Bastille e con la Metro vado verso Montamartre dove mi aspetta il Marchè aux Puces de St-Ouen, il "mercato delle pulci più grande d'Europa". Mah, vi dirò, mi ha un pò deluso.


Prima di raggiungere il mercato vero e proprio, si passa in mezzo a milioni di bancarelle che vendono il peggio del peggio del ciarpame, tarocchi e farlocchi e gogo, loschi figuri che si aprono la giacca per mostrarti la loro catene finto D&G o Dior o chi volete voi, falsi Rayban, false Gucci, Marlboro (false anche loro? boh...).


Alla fine il mercato c'è, abbiate speranza. Vestiti, scarpe e cappelli vintage, o usati, come volete voi, mobili, vecchie posate in argento, mobili...ma niente d'eccezionale insomma, chissà che credevo di trovare. Qualunque cosa fosse, lì non c'era. Però sono riuscita lo stesso a portarmi via un piccolo bottino perlinoso:


S'era detto passeggiare alla scoperta della città e così faccio anche su e giù per le viuzze di Montmartre. Mi arrampico su fino al Sacro Cuore, la vista è decisamente meritevole, peccato che quel giorno il cielo fosse un pò grigetto... La basilica è molto bella, così candida. Sobria anche all'interno. Decisamente meno fronzoli rispetto alle nostre chiese. Persino le pareti della cupola sono bianche, senza affreschi.


Dopo questa parentesi di sacro, ritorno al profano, che mi è ben più consono, gironzolo per il quartiere, tra negozietti e bistrot, tutto un su e giù fino ad arrivare alla piazzetta degli artisti, leggi ritrattisti e/o paesaggisti: Place du Tertre. Appena dietro alla piazza, una delle cose che proprio non mi volevo perdere: il Dalì Espace. Come dicevo nel post precedente, non sono una studiosa e quindi non so parlare d'arte, utilizzare i soliti aggettivi bella o interesante per questa espozione mi sembra riduttivo. Posso solo dire che spero possiate farci un giretto. Suggestive le pareti nere, le sculture in bronzo, i disegni, gli schizzi, le foto, il divano a bocca...

Passo ad un altro museo alternativo: il Musée de l'Erotisme. Cinquemila anni di ninnoli e giochini vari, più le classiche divinità della fertilità femminile ma soprattutto maschile. C'è bisogno di scrivere quale fosse la peculiarità delle stauette che personificano la fertilità maschile? Salendo i sette piani del museo si passa dai manufatti in legno del Sud America e dell'Africa alle classiche rappresentazioni della vita di coppia nell'estremo oriente, su su fino a filmati e cartoni animati hard risalenti agli anni '20. E ancora foto, marchingegni dall'uso a me oscuro etc. Mica per continuare a battere lo stesso chiodo, ma a mio parere, a Londra con Seduced avevano fatto di meglio.

Dopo una super doccia in hotel, al fine di togliermi di dosso la stanchezza ma anche quel buon odorino di metropolitana, scendo di nuovo a Place de la Bastille, dove mi gusto una cenetta a Le Petit Bofinger. Mangio buonissimo pane, salmone con fagiolini e fave e salsina all'aceto. Bevo ottimo vino rosée e chiudo con un cafè gourmand: tazzina di caffè, cialdina al burro, bicchierino di mousse al cioccolato, bignè alla panna e fetta di ananas. Finisco la serata con una tisana al Cafè de Phares, che ho scoperto poi essere un philocafé, cioè un locale dove si riuniscono filosofi o presunti tali. Mah...

domenica 3 maggio 2009

Parigi: giorno uno

Il primo giorno, sabato 25, Parigi era illuminata da un timido sole, che scaldava appena l'aria. Dopo essere passata in hotel a lasciare i bagagli, ho deciso di andare alla scoperta del quartiere: il Marais. Punto di partenza Place de la Bastille, dove a sorpresa mi imbatto nel:beh, come potrete immaginare c'era di che lustrarsi gli occhi: gioielli, quadri, borse artigianali, bancarelle stracolme di cappelli di stoffa o di feltro, magnifici collier realizzati con fili metallici..insomma, il paradiso!
Decido che non è il caso di passare il week end lì, quindi raccimolo le idee, rubo qualche ispirazione ed inizio il mio giro. Seguo la lunghissima Rue St-Antoine e mi addentro nelle viette laterali, nel frattempo il tempo cambia, nuvoloni grigi che non promettono niente di buono.
Infatti quando raggiungo la verdissima Place des Vosges, gremita di runners e turisti, inizia a scappare qualche goccia.

Proseguo la mia passeggiata nelle strette viuzze del Pletzl, il quartiere ebraico che si snoda tra Rue des Roisiers e Rue des Ecouffes...molto belline e caratteristiche, peccato che le saracinesche delle botteghe, dei ristoranti Kasher, della gastronomie etc siano tutte abbassatte...ottima idea visitare il quartiere ebraico di sabato! Però lo spettacolo di questi bambini vestiti a festa che sciamano fuori dalla Sinagoga con i loro papà tutti neri, con lughe barbe e kippah è qualcosa di veramente suggestivo, di certo qua a St. Rock dove vivo non capita tutti i giorni.

Gira che ti rigira, capito casualmente da fronte a Tout à Loisir... beh, visto che c'ero ho pensto bene di entrare. Quello che c'è lì dentro è INDESCRIVIBILE, interi scaffali ricoperti di cassettini, scatoline, scatolette, tubicini di paillettes, conteria, pietre dure, catene, nastri, bottoni... per non parlare della stanza dei cristalli. Vi assicuro che lo spettacolo è ineguagliabile, e lo dico da non appassionata di Swarowski. Bottino ricco, ma che salasso! Ecco un assaggio di quello che mi sono portata via:
Quando esco dal negozio, la situazione meteorologica è nettamente peggiorata: acqua a catinelle! Proseguo nel mio vagabondare tra le viuzze del Marais, mi spingo oltre e faccio rotta verso il Centre Pompidou. L'immagine di questo edificio me la ricordavo dal libro di civiltà francese delle scuole medie, ma quello che i libri non spiegano è l'aria che si respira lì. E' per questo motivo che non mi piace fare troppe foto quando sono in giro, a cosa serbirebbero? Solo ad uso e consumo di annoiati amici costretti a visionarle, stop. Nessuna foto immortala le voci, le risate, i profumi, gli odori sgradevoli, il vento fresco o il sole caldo...

Smette di piovere, per fortuna.

Nello spiazzo antistante l'ingresso del centro, una folla variopinta intenta a rimirare un tizio vestito da imbianchino che spiattellava manate di bianco, nero e grigio su una tela, un quarto d'ora o poco più ed ecco che sulla tela, capovolta sottosopra, compare il faccione tanto amato di Obama, tra applausi e sorrisi d'ammirazione.

Fila impegnativa all'ingresso, ma questo cartellone mi invoglia a restare:
Il Centre Pompidou ospita il MNAM, Musée National d'Art Moderne, la biblioteca pubblica, varie sale cinematrografiche e altri luoghi d'intrattenimento come locali e ristoranti. Nonostante le sale del museo offrano opere di un certo pregio, la mostra temporanea su Kandisky è quella che mi ha affascinato di più. Non sono una studiosa d'arte, non sono un'esperta, non ne so parlare, ma i suoi gialli, rossi e blu mi incantano. Mi incantano gli sfondi neri, e quelli chiari delle sue tele. Mi incantano le linee, mi incantano i titoli, didascalici.

Dopo aver girovagato per le scale mobili di questo edificio strambo, ed essermi goduta il panorama dalla terrazza del terzo piano, mi riavvio lentamente verso l'albergo, dopo aver fatto man bassa di sashimi in uno dei mille take away giapponesi, tanto so che dopo la doccia serale non avrò le forze per uscire, visto che sono in piedi dalle tre di notte.

Giusto il tempo per scarabocchiare il resoconto della giornata sul quadernetto, e come avevo anticipato, incollare biglietti e scontrini a mo' di adolescente, e poi crollo.

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